Ovviamente nessuno pensava che potesse durare più di una serata.
Ne abbiamo fatte 15 poi ci è venuto in mente che potevamo anche farne un Album.
A condizione di lavorarci sopra. Si è trattato di innesti e montaggi di testi diversi, di accostamenti, di musiche e parole prese da vari autori, dalle filastrocche di Gianni Rodari (Re Federico, La tradotta, Sul duomo di Como, Il mare Adriatico, I mari della luna, I sette fratelli, Stelle senza nome), quasi metà dei pezzi dell'Album, dai Canti Orfici di Dino Campana (in La notte mi par bella e Vele), dalla lingua sonora di Biagio Marin, Giacomo Noventa (in Sottovento), Ernesto Calzavara (Parole Mate), dai versi di Erri De Luca (Il Prigioniero Ante e Sputi).
Una canzone (Il Sergente nella neve) contiene un frammento di Mario Rigoni Stern un po' “arrangiato” e inserito nella filastrocca del Soldatino di Rodari.
Il tema iniziale del concerto è rimasto in alcuni pezzi (Mar Adriatico, 2 Parti di Idrogeno, Regola Acquea…), altri sono stati inventati mentre registravamo.
SPUTI, così abbiamo chiamato l'album, non è un lavoro ricercato, abbiamo preferito fissare quel che l'istinto suggeriva.
Alcune soluzioni sono rimaste ruvide, l'aria che tira nelle parole ha suggerito la musica.”
Marco Paolini
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